Dal 1874 a fianco di Abbadia e dei Badeghi

Non abbiamo rintracciato ancora documenti, ma senz’altro, come la maggior parte delle/molte Misericordie toscane, anche la Misericordia di Abbadia era nata nei secoli precedenti.

La prima testimonianza, al momento, che attesta l’esistenza della Confraternita di Misericordia di Abbadia S. Salvatore è contenuta in una citazione riportata nella Visita Pastorale fatta nel 1764 dal Vescovo di Chiusi, Monsignor Giustino  Bagnesi.

Il Visitatore, parlando della chiesa dedicata a  S. Michele Arcangelo, oratorio e sede  di proprietà della Confraternita, dice che in questa “ Adest Societas laicalis sub titulo et invocatione Misericordiae cappas induens nigri coloris”.

Tra gli obblighi che questa  deve adempiere,  riporta la notizia di un testamento  rogato il 28 Giugno 1648 dal notaio Bartolomeo Magalotti, nel quale il signor Evangelista Cerrini lascia in eredità  alla Confraternita 11 castagni in località Valle Piatta, con l’obbligo della celebrazione di una Messa ogni anno:   “Missae unius singulis annis pro anima Evangelistae Cerrini vigore ejus  testamenti  de die 28 Junij 1648 rog. + Bartolomaeo Magalotti, in quo undecim arbores castaneatae in contrata Valle piatta relinquuntur”.

Oltre all’elenco degli obblighi, il documento riporta anche quello dei beni posseduti dalla Confraternita in quell’anno:

Bona = Una casa di dieci stanze da alto, e lato posta in detta terra contrada il Corso maggiore, alla quale confina Pietro Zilianti con beni dotali strada del corso maggiore, strada della Castellina, e se altri. = Un castagneto in contrada la Piana d’alberi n° 50, fra grossi, e piccoli, a cui confinano i R.di Monaci il Sacerd. D. Gio.carlo Coli, Giuseppe Canestri con beni dotali = Altro castagneto in contrada il fosso della Madonna d’alberi n. 37 tutti grossi al quale confinano i R.R. Monaci da più parti Paolo Mili con beni dotali, il fosso della Madonna, e se altri. = Un pezzo di castagneto in contrada le valli d’alberi 20, al quale confinano i RR.Monaci, Cristofana Angeli, e Francesco Pacchierini = Una vigna in contrada il cerreto d’0pere 16 inc. alla  quale confinano eredi Fracassini,  Sig.re Giuseppe Pizzetti, Filippo Mazzi, Silvestro Fracassini, strada com.e, e se altri = Un pezzo di terra lavorativa in contrada il regale di circa st(ara) 7 al quale confinano Francesco Pacchierini, Alessandro Forti con beni dotali R.R. Monani strada comune, e se altri.

Una Associazione se non ricca, certamente con discreti mezzi, tanto da permettersi il possesso di una tela, posta dietro l’unico altare, di grandi dimensioni, oggi nella chiesa di Santa Croce, con la rappresentazione della Deposizione di Gesù dalla Croce, come testimonia il Vescovo Mons. Pannilini nella Visita pastorale del 1777:

Convisitatoribus ut supra, visitationem Ecclesiae sub titulo S. Michaelis Archangeli in qua adest    unicum  Altare cuius Tabula reprehesentat mortem  Jesu Christi Domini Nostri cum Virgine Maria  eius Matre; et S. Ioanne Apostolo, S. Maria Magdalena,  et S. Ioan.  Baptista, S. Apostolo Iacobo,  et Philippo cum suis  cornicibus deauratis una cum  columnis ligneis bene elaboratis, et deauratis.

Quasi un secolo dopo F. Brogi, 1862, descrive la tela con queste parole:

“Cristo morto, sorretto dalla Madonna, S. Michele, S. Giovanni Battista, S. Giuseppe e due Marie. Nella gloria due Angeli volanti. Tela dipinta a olio e semicircolare nel lato superiore, con figure grandi al vero, alta 2,80 larga 1,94. – Secolo XVII. Scuola Fiorentina.  )

 

 

La stessa Visita riporta uan decreto emanato dall’Abate del Monastero nel 1701, relativo alla festa di S. Antonio:

“Nata disputa frà la Compagnia della Misericordia detta di sopra intorno alla festa solita farsi per benedire il bestiame, e la Compagnia di S. Maria , il P.re Abbate D. Leopoldo Bambagini Ordinario nello spirituale, e temporale  della Badia, e Monticello decretò per ovviare all’inconvenienti che la festa di S. Antonio Abbate che cade il dì 17 Gen. si dovesse far celebrare un anno per ciascheduna compagnia da incominciarsi dalla compagnia di S. Maria, e poi successivamente dalla Compagnia di S. Michele con obbligo de primi, e secondi Vesperi  e Messa cantata coll’intervento de Preti, e Monaci, e farsi la benedizione doppo la Messa, e ciò doversi osservare sotto la pena dell’arbitrio = Data nel Monastero di S. Salvatore il 17 Xbre 1701”.

Purtroppo le visite pastorali del Vescovo di Chiusi iniziano, in osservanza di una sentenza del Papa,  nel 1706. La prima visita pastorale che il Vescovo di Chiusi, all’epoca Monsignor  Gaetano Bargagli,   fece ad Abbadia fu in quell’anno.  In precedenza, infatti, gli Abati consideravano l’abbazia di San Salvatore una Abatia nullius (dioecesis), quindi dipendente non dal Vescovo locale, ma direttamente dalla Sede Apostolica, per cui non riconoscevano al Vescovo di Chiusi il potere di controllo sull’Abbazia stessa.

Nell’occasione, parlando della chiesa di S. Michele Arcangelo, oratorio e sede di proprietà della Confraternita,  riporta alcune notizie relative alla Misericordia di Abbadia:

Altare vidit decenter ornatum et laudavit. Adest ibidem Societas sub titulo Misericordiae cum cappis nigris. Regitur ex bonis stabilibus et elemosinis. Hospitale visitavit. Mandavit provideri cubiculum, seu habitationem separatam pro mulieribus ad evuitanda peccata, seu occasionem peccatorum”.

 “Vide l’altare convenientemente arredato. E’ presente nella chiesa una Associazione sotto il nome di Misericordia con cappe nere. Si regge per mezzo di beni immobili  e di elemosine. Visitò l’ospedale. Ordinò di provvedere una camera, o una abitazione separata per le donne, onde evitare i peccati,  o dare occasione di peccare.”

Nel 1706, quindi, aveva una  chiesa di proprietà in Piazza Sant’Angelo, che,  successivamente, dopo la soppressione di tutte le associazioni laicali fatta dal Granduca Pietro Leopoldo, fu  sconsacrata e trasformata in abitazioni. Di questa rimane l’abside romanico e parte della fiancata sinistra dell’edificio.

Nel 1785 il Granduca Pietro Leopoldo soppresse le confraternite e le  compagnie laicali  in tutto il Granducato, incamerandone i beni. Nella  prima (1777) e nella seconda  (1782) Visita pastorale il Vescovo di Chiusi, monsignor Pannilini,   ispeziona la chiesa di San Michele Arcangelo,  nella terza (1794) non ne parla e così mai più  nelle visite successive.

Anche se 5 anni dopo, il nuovo granduca, Ferdinando  III,  ne  permise la ricostituzione, Abbadia non fu in grado di riorganizzare la Confraternita, soprattutto per mancanza di motivazione.  Un documento giacente nell’archivio vescovile di Chiusi dice, infatti, che  i fratelli erano soliti sì riunirsi nella chiesa, ma per motivi non istituzionali:   “non tanto per radunarsi e fare opere pie, come anco per risolvere le cose appartenenti a detta società”.

La Chiesa, come detto, venne sconsacrata e trasformata in appartamenti, i beni venduti. A quel momento la Confraternita possedeva, oltre alla Chiesa, “11 castagneti, 7 campi, 2 vigne, 1 casetta, alcuni censi e 16 pecore in affitto”:

Dovranno passare quasi 90 anni prima della sua ricostituzione.

Il 25 ottobre 1874, grazie agli sforzi messi in atto dall’avvocato Cesare Daddi, dal Sindaco Domenico Castelli, coordinatore del comitato per la fondazione della Misericordia, e da altri cittadini, vide la luce la nuova Misericordia.

Lo scopo che si erano prefisso i fondatori era  “quell’amore sincero, e disinteressato della Carità per la Carità in onore a Dio, che sempre, e in ogni tempo ha fatto dei prodigi, e così verrà assicurata a questo disgrato Paese la esistenza di una Istituzione, che riesce di grande aiuto ai miserabili, e agli infermi, di decoro ai funebri trasporti, e di ricca fonte di bene spirituale per le anime”.

La prima sede e oratorio dell’ Associazione furono nella Chiesa di San Leonardo. Successivamente la sede fu spostata nelle stanze adiacenti. La Confraternita operò  molti lavori nella chiesa. All’esterno innalzò il campanile. All’interno costruì la bussola  e il ballatoio sovrastante. Acquistò, poi,  un seccatoio e un piccolo terreno, ampliando   la chiesa. Originariamente questa terminava al primo arco.  Ingrandendo la chiesa fu distrutto, purtroppo, un affresco medievale che si trovava nella parete dove ora è il grande arco.

Rimase qui fino al 1931, quando si trasferì nei nuovi locali di Via Remedi, che sono ancora la sede legale della Confraternita.

Anche l’Oratorio fu trasferito dalla Chiesa di San Leonardo a quella di Remedi.

Anche in questa chiesa operò molti lavori: rifece  il tetto, la pavimentazione, la bussola e allungò la chiesa verso la piazza, spostando la facciata e chiudendo il piccolo portico antistante l’ingresso.

All’inizio degli anni ’80 si ebbe un notevole cambiamento nell’attività della Confraternita.      I tempi erano cambiati, nuove esigenze spingevano per una diversa e più moderna organizzazione.                        La Confraternita indirizzò la sua opera verso il sanitario: sia verso l’emergenza-urgenza, che verso i viaggi ordinari.

Per fare ciò perse quello che era il suo elemento costitutivo: il volontariato puro.               Per strutturare e assicurare  i turni dell’emergenza-urgenza fu  necessaria, infatti,  l’assunzione di personale dipendente che assicurasse servizi non procrastinabili.

Contemporaneamente acquistò i nuovi locali di Via Po, molto più ampi e in migliore posizione, dove collocò la sede operativa trasportandovi  gli uffici, il garage, tutti i mezzi e i materiali di sua competenza.

Successivamente  fu costituita Agape Srl. Una società di proprietà della Misericordia, ma scorporata da essa. A questa società fu demandata la parte commerciale, alla Confraternita rimase quella istituzionale.

E tale organizzazione è quella che perdura ancora.